RIFUGIO JERVIS,
RIFUGIO GRANERO, COLLE SELLERINO, BUCO DEL VISO, SENTIERO
DEL POSTINO, RIFUGIO GIACOLETTI.
Dislivelli: in salita 1450 m. in discesa molti
meno. Tempo di percorrenza: 7 ore di cammino.
Sveglia ore 6 con tempo
bellissimo. Colazione ore 6.30. Partenza ore 7. Tutti puntualissimi. Giornata
intensa per me. Il "SENTIERO DEL POSTINO" era il mio incubo e un pò
m'inquietava anche il forte dislivello del tragitto. Dal rifugio Jervis
(1732 m), risalendo sempre la valle del rio Pellice, abbiamo raggiunto
tranquillamente in h 2.30 il rifugio Granero
(2377
m), che domina il Lago Lungo provvisto
di canoa. Sosta ristoratrice al Granero. La pietra predominante in zona
si chiama "serpentino" ed è antichissima, come da noi le filladi
quarzifere. E' il risultato delle prime eruzioni vulcaniche nella zona
del Monviso, ha un colore verdognolo ed è lucida. Ripartenza in
forte salita, ma proprio forte, verso il Colle Sellerino, al confine con
la Francia. Il nostro capogita, Flavio, aveva il passo particolarmente
vispo ed era senza macchina fotografica ( = non si fermava per scattare
qualche foto e quindi farci riprendere fiato ). Al ventilato Colle
Sellerino (2891 m) ho visto il Monviso per la prima volta e mi sono
fatta fare una foto. Inaspettata discesa
lungo il versante opposto del Colle e risalita in direzione Colle delle
Traversette, famoso per tante cose ma anche perchè Annibale con
tutti i suoi elefanti, passò di lì. Alle Traversette non
ci siamo mai arrivati perchè l'avventura è iniziata prima.
Non so come Flavio sia riuscito a scovare il
Buco del Viso che era tutto schermato dalla neve, fatto sta che ha
deciso di farcelo passare. Questo tunnel è stato scavato nel 1470
per volere de marchese di Saluzzo che intendeva agevolare i traffici commerciali
con la Francia, evitando così la salita alle Traversette; le malelingue
dicono che il marchese ha voluto il tunnel per evitare di pagare il dazio
al di fuori del suo marchesato.
Per entrare nel Buco
del Viso c'è stata una seria organizzazione Cai: da una parte, a
contatto con la roccia, c'erano le persone che dovevano arrampicare in
discesa verticale per alcuni metri; dall'altra c'erano gli zaini che venivano
calati a volo con la corda. Io mi son messa nel reparto zaini e sono atterrata
benissimo come tutti gli altri zaini. Con la pila abbiamo attraversato
il Buco del Viso e siamo usciti in Italia. Poi, dopo una discesona, sono
iniziati i miei guai. Il SENTIERO DEL POSTINO,
grande incubo per me, si è presentato all'inizio con delle corde
mobili perchè c'era un piccolo strapiombo e io ho mantenuto tutta
quella calma che avevo deciso di non perdere. Fiera di me sono andata avanti
e ho trovato le catene che significavano forte strapiombo. Ho tentato disperatamente
di mantenere la calma, ma invano, il mio modo di procedere non corrispondeva
alle aspettative di Flavio che si è messo ad urlarmi addosso, come
già in altre occasioni aveva fatto. Questa volta però mi
ha fatta piangere. E' stata dura poi per me riprendere la ripidissima salita,
ero molto tesa e continuavo a fermarmi perchè il mio respiro non
andava più a ritmo col mio passo. Al rifugio Giacoletti (2741 m),
dopo 1450 m. di dislivello in tutto, sono arrivata sotto la grandine, distrutta,
e non contenta. Cena a base di minestrone o pasta, carne o formaggio. Gigi
ha preteso che io prendessi il letto in alto ma Flavio mi ha concesso il
suo in basso. Non per senso di colpa ma per gentilezza, ha tenuto a precisare.
Ho ringraziato.