Secondo giorno
martedì, 30 luglio 2002

stambecco al rifugio Giacoletti. Sullo sfondo il Monviso

RIFUGIO JERVIS, RIFUGIO GRANERO, COLLE SELLERINO, BUCO DEL VISO, SENTIERO DEL POSTINO, RIFUGIO GIACOLETTI.
Dislivelli: in salita 1450 m. in discesa molti meno. Tempo di percorrenza: 7 ore di cammino.

Sveglia ore 6 con tempo bellissimo. Colazione ore 6.30. Partenza ore 7. Tutti puntualissimi. Giornata intensa per me. Il "SENTIERO DEL POSTINO" era il mio incubo e un pò m'inquietava anche il forte dislivello del tragitto. Dal rifugio Jervis (1732 m), risalendo sempre la valle del rio Pellice, abbiamo raggiunto tranquillamente in h 2.30 il rifugio Granero (2377 m), che domina il Lago Lungo provvisto di canoa. Sosta ristoratrice al Granero. La pietra predominante in zona si chiama "serpentino" ed è antichissima, come da noi le filladi quarzifere. E' il risultato delle prime eruzioni vulcaniche nella zona del Monviso, ha un colore verdognolo ed è lucida. Ripartenza in forte salita, ma proprio forte, verso il Colle Sellerino, al confine con la Francia. Il nostro capogita, Flavio, aveva il passo particolarmente vispo ed era senza macchina fotografica ( = non si fermava per scattare qualche foto e quindi farci riprendere fiato ). Al ventilato Colle Sellerino (2891 m) ho visto il Monviso per la prima volta e mi sono fatta fare una foto. Inaspettata discesa lungo il versante opposto del Colle e risalita in direzione Colle delle Traversette, famoso per tante cose ma anche perchè Annibale con tutti i suoi elefanti, passò di lì. Alle Traversette non ci siamo mai arrivati perchè l'avventura è iniziata prima. Non so come Flavio sia riuscito a scovare il Buco del Viso che era tutto schermato dalla neve, fatto sta che ha deciso di farcelo passare. Questo tunnel è stato scavato nel 1470 per volere de marchese di Saluzzo che intendeva agevolare i traffici commerciali con la Francia, evitando così la salita alle Traversette; le malelingue dicono che il marchese ha voluto il tunnel per evitare di pagare il dazio al di fuori del suo marchesato.
Per entrare nel Buco del Viso c'è stata una seria organizzazione Cai: da una parte, a contatto con la roccia, c'erano le persone che dovevano arrampicare in discesa verticale per alcuni metri; dall'altra c'erano gli zaini che venivano calati a volo con la corda. Io mi son messa nel reparto zaini e sono atterrata benissimo come tutti gli altri zaini. Con la pila abbiamo attraversato il Buco del Viso e siamo usciti in Italia. Poi, dopo una discesona, sono iniziati i miei guai. Il SENTIERO DEL POSTINO, grande incubo per me, si è presentato all'inizio con delle corde mobili perchè c'era un piccolo strapiombo e io ho mantenuto tutta quella calma che avevo deciso di non perdere. Fiera di me sono andata avanti e ho trovato le catene che significavano forte strapiombo. Ho tentato disperatamente di mantenere la calma, ma invano, il mio modo di procedere non corrispondeva alle aspettative di Flavio che si è messo ad urlarmi addosso, come già in altre occasioni aveva fatto. Questa volta però mi ha fatta piangere. E' stata dura poi per me riprendere la ripidissima salita, ero molto tesa e continuavo a fermarmi perchè il mio respiro non andava più a ritmo col mio passo. Al rifugio Giacoletti (2741 m), dopo 1450 m. di dislivello in tutto, sono arrivata sotto la grandine, distrutta, e non contenta. Cena a base di minestrone o pasta, carne o formaggio. Gigi ha preteso che io prendessi il letto in alto ma Flavio mi ha concesso il suo in basso. Non per senso di colpa ma per gentilezza, ha tenuto a precisare. Ho ringraziato.

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