Terzo giorno

rifugio Quintino Sella
mercoledì, 31 luglio 2002
RIFUGIO GIACOLETTI, LAGO FIORENZA, SORGENTI DEL PO, LAGO CHIARETTO, COLLE DEL VISO, RIFUGIO QUINTINO SELLA AL MONVISO.
Dislivelli: in salita ed in discesa 750 m circa. Tempo di percorrenza: 4 ore.

Sveglia ore 7. Colazione ore 7.30. Partenza ore 8. Tempo incerto, tendente al brutto, come varie stazioni Meteo di Internet avevano previsto.
Siamo partiti in discesa verso il lago Fiorenza Superiore (2313 m), che ha altri due laghetti vicini, collegati tra loro. Piacevolissimo costeggiare con calma il lago, sostare, gustarsi il paesaggio! Non è stato possibile vedere il Monviso rispecchiarsi nel lago Fiorenza Inferiore. Il sentiero ci ha portati alle famose sorgenti del Po (2020 m), al Pian del Re: abbiamo bevuto un pò d'acqua. Da lì è iniziata la salita verso il rifugio Quintino Sella e Flavio ha allungato il passo  perchè la pioggia era imminente. Incontro con le pecore: sotto la pioggia abbiamo sbarrato la strada ad un gregge infinito con pastore e cane a seguito. Ci siamo spostati per non spaventarle, attendendo il passaggio di tutte. Mi è piaciuto molto percepire da vicino il grande senso di responsabilità del cane pastore. Il lago che poi abbiamo visto è il più bello in assoluto; si chiama lago Chiaretto, ha una forma triangolare e dei colori splendidi, nonostante il grigiore del cielo. Mi dispiace di non aver una foto, mi appello a chi legge, se qualcuno ha una foto del lago Chiaretto chiedo di mandarmela (luisahl@tin.it) e verrà pubblicata col nome dell'autore. Ringrazio anticipatamente.
Sono arrivate due splendide foto di F. Lodrini.
Velocemente abbiamo proseguito perchè l'acquazzone si faceva sempre più intenso, il Capogruppo Flavio aveva abolito le soste con grande rabbia del Vicecapo Gigi che in fondo al gruppo si sentiva sminuito e brontolava. Dopo chilometri di cammino tra macereti e basta, grigio sopra grigio sotto, ci è apparso come un miraggio, il rifugio Quintino Sella (2640 m). Sembrava bellissimo! In realtà ciò che mi è piaciuto tanto del rifugio era il gestore, uomo del Monte con occhi furbetti. Il rifugio sembrava un bivacco ben fatto, per arrivare alla stanza era indispensabile la pila, anche di giorno. La camerata era un minuscolo locale, umidissimo e sconfortevole. Là ci siamo accampati tutti noi 20 del Cai Bolzano, come degli zingari. La nostra presenza e le nostre cose hanno contribuito ad insudiciare ancor più quel locale, sembrava di essere in una camera a gas con odoracci. I servizi, in fase di ristrutturazione, al momento erano solo esterni e raggiungerli di notte era un vero problema. Problemi di fognatura nei servizi. Giocato a carte. Cena.
 

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