21 - 22 febbraio 2004
INCUBO AL MONTE STIVO
Come ogni Weck End di Carnevale, anche quest'anno
Pino ha pensato di festeggiarlo al rifugio Marchetti sul Monte Stivo. Come
sempre i soliti sette amici di Conegliano ci avrebbero raggiunti al rifugio
nel tardo pomeriggio.
Partenza a piedi dal Passo Santa Barbara
per affrontare gli 800 m. di dislivello. Nevicava. Fiocchi bianchi su strato
di neve arancione preesistente: la sabbia del deserto era arrivata fin
qui. Alcune ciaspole sono state lasciate in macchina, perchè tanto
non sarebbero servite, io e Bruno ce le siamo caricate in spalla, perchè
non si sa mai. Tranquillo inizio della salita senza gente, solo qualche
orma recente davanti a noi che andava via via scomparendo. Nevicava sempre
di più ma la temperatura era buona, la visibilità ottima.
Arrivo alle malghette con situazione meteorologica completamente cambiata.
Forte vento, tanto freddo, minor visibilità e neve abbondante. Il
gestore del rifugio è riuscito a rintracciarci telefonicamente e
ci ha raccomandati di seguire sempre i paletti con le bandierine. Io e
Bruno ci siamo messi le ciaspole e abbiamo fatto strada. Dopo 20 minuti
di salita è iniziato di tutto: raffiche di vento fortissime, nebbione
intenso, bufera di neve, visibilità nulla. Gli accumuli di neve
sotto i piedi si erano fatti enormi, era faticosissimo per Bruno e per
me spianare il terreno in modo che anche gli altri senza ciaspole potessero
passare. Si sprofondava troppo, la bufera ci buttava a terra. E poi il
panico perchè i paletti segnavia non si vedevano più, non
riuscivamo nemmeno a vederci tra di noi, dove stavamo andando? Inutile
dire che non c'era campo per il cellulare! Le mani e i piedi sembrava che
si congelassero.
Seguendo l'intuito o forse la buona stella
abbiamo continuato a faticare a lungo, in condizioni disumane, sperando
sempre di avvertire un qualcosa che ci segnalasse la vicinanza del rifugio.
Il rifugio l'abbiamo visto solo quando ci abbiamo sbattuto contro. Momento
indimenticabile quello! Non mi pareva vero......... eravamo arrivati al
rifugio. All'appello però mancava Gilberto, uno di noi. Altro spavento!!!
Fortunatamente abbiamo sentito la sua voce vicina ed è stato rintracciato
dolorante, con problemi di crampi alle gambe. Poi tutto a posto.
La prima cosa che ho fatto entrando al rifugio
è stata quella di dire al gestore Roberto " Io allo Stivo non ci
verrò mai più" poi, girandomi ho visto Maria e Gianpietro
che ci hanno fatto la sorpresa di essere là e mi è subito
tornato il sorriso a tutto campo. Purtroppo se ne sono andati quasi subito.
E così siamo rimasti noi sette, unici ospiti del rifugio, in attesa
degli altri sette di Conegliano ai quali avevamo sconsigliato di venire
ma che avevano deciso di arrivare lo stesso, quei testoni!
Il pomeriggio l'abbiamo trascorso al "tepore"
della stufa a legna col camino che non riusciva a tirare, per via dei venti
vorticosi là sopra. Tutto il fumo della stufa entrava nella stanza
fredda e noi affumicati non sapevamo più come fare per sopravvivere.
Abbiamo cenato con un bruciore intenso agli occhi da cui ben presto sono
scaturite lacrime continue. Il gestore Roberto non sapeva come fare per
sistemare la stufa e salvare la situazione e continuava a dire "Solo due
volte all'anno capita che il camino della stufa non tiri!"
Nel frattempo, altra preoccupazione: i ragazzi
di Conegliano non erano ancora arrivati e Gianni, guida alpina e collaboratore
del gestore ha pensato di andar loro incontro e portarli su. Ma come
Gianni ha raggiunto i ragazzi ha deciso di far retro marcia assieme a loro
tornando al paesello, viste le condizioni impossibili di tutto.
Ci siamo rifugiati nella cucinetta del rifugio,
chiudendoci alle spalle la porta della sala da pranzo affumicata,
e così abbiamo incominciato a respirare un pò, con un grappino
davanti e con Roberto che suonava la fisarmonica. Fuori sempre bufera di
neve.
Siamo andati a dormire abbastanza presto
e la stanza preriscaldata era gelida ma senza fumo se non quello portato
dai nostri indumenti. Ho "dormito" con tre coperte doppie sopra di me,
equivalenti a sei e non potevo mai girarmi, da tanto era il loro peso.
Sorpresa del primo mattino a colazione:
la stufa iniziava finalmente a scaldare, il fumo della sala da pranzo era
quello del giorno prima, quindi non ce n'era di nuovo, il vento era cessato
assieme alla nebbia. Piccolo problema: la porta d'ingresso era completamente
bloccata da una montagna di neve portata dal vento. Il gestore è
uscito dalla finestra e ha spalato davanti alla porta. Questa è
l'unica fotografia che mi è venuta in mente di fare tra ieri e oggi
ma la batteria si era congelata, quindi niente foto ricordo.
Ritorno con Bruno e me davanti, meno impegnativo
del giorno precedente perchè mancavano i tre fattori disabilitanti:
nebbia, freddo, bufera. In due ore siamo arrivati alle macchine per poi
arrivare a Stravino e mangiarci gli ottimi spaghetti allo scoglio più
che meritati. Gianpietro e compagnia ci hanno raggiunti e così abbiamo
concluso allegramente l'avventura.
Però io dico: Allo Stivo in inverno
non ci vado mai più e poi mi sono stufata anche di andare con le
ciaspole, basta calpestare neve, aspetto con ansia i primi fiori ... e
le gite tranquille.
Luisa Hell