Giornata iniziata con la sveglia alle
6.15 perchè il viaggio verso nord si prospettava decisamente
lungo. Abbandonata definitivamente Kamena Vourla il pullman si è
diretto verso Kalambaka, sotto la pioggia, tutto era grigio scuro. I
paesaggi inizialmente brulli hanno poi lasciato spazio a coltivazioni
di tabacco, cotone, granoturco che la nebbia ci lasciava appena
intravvedere. Anche immondizie di qua e di là, seminascoste
dalla nebbia. In certi momenti mi sembrava di essere in Pianura Padana
e in altri sul Monte Baldo, a due passi dalla neve. Bisbigliando tra di
noi ci si chiedeva se saremmo mai riusciti a vedere le Meteore e
tacitamente la risposta proveniva da ogni nostro sguardo: un secco no.
Ma è capitato il miracolo della giornata. Giunti al buio di
Kalambaka, nel giro di pochi secondi la nebbia ha incominciato a
dissolversi, le nuvole si sono diradate, ha fatto la sua comparsa anche
qualche raggio di sole e ... improvvisamente, davanti a noi ... uno
spettacolo senza pari:
LE METEORE.
Trascrivo:
Un raro fenomeno geologico, quasi una
stranezza della natura, creò queste imponenti rupi, che
balzano fuori dalla pianura, per arrivare in alto, più vicine
alla dimora degli dei. Rupi sovrastate da monasteri sorti tra il XIV
e il XVI secolo le cui chiese presentano pareti interne completamente
coperte da originali affreschi dell'epoca bizantina. A queste
sorprendenti e spettacolari sculture fu dato il nome di Meteore,
perchè sembravano sospese in aria.
I primi monaci fondatori e costruttori dei
santuari erano alpinisti eccellenti che, pur di raggiungere il loro
scopo, arrampicavano senza l'attrezzatura moderna su difficoltà
di IV e V grado, portando in cima i materiali da costruzione. Fino al
secolo scorso i monasteri erano raggiungibili solo con scale di legno
pieghevoli (come il metro del muratore), di cui rimane un esempio a
S. Nicola, o con sistemi a carrucola con rete appesa: pauroso solo se
ci penso ma ammirevole dal punto di vista alpinistico! Adesso ci si
arriva comodamente, attraverso sentieri, ponti, scalinate scavate
nella roccia.
Ma
come si è formata la Meteora?
Meteora
probabilmente era il delta di un grande
fiume che, 25 milioni di anni fa sboccava nel mare che copriva
l'attuale pianura della Tessaglia. Il materiale roccioso è un
conglomerato, cioè arenaria (sabbia cementificata) contenente
numerosi ciottoli di fiume più o meno grandi. Le torri si sono
formate in seguito all'erosione di acqua e vento che ha asportato il
materiale più tenero, lasciando l'attuale “bosco di pietra”.
L'area delle torri occupa uno spazio relativamente piccolo di pochi
Km quadrati ed è distinto in quattro gruppi di torri, che sono
alte 300 – 400 metri. Stupendo il panorama da lassù.
Tra un misto di timore e di ammirazione fortissima siamo andati a
visitarne due: S. Stefano e Varlaam. Purtroppo solo due monasteri su
cinque visitabili.
Pranzo squisito al ristorante Vachos di Kastraki con qualche ottimo
millilitro di grappa offerto al termine. Riprende la pioggia e riprende
il nostro viaggio verso Salonicco. Sosta obbligatoria alla "Fabbrica
delle icone", dove pazientemente ci è stato spiegato come si
fanno le icone. Davvero interessante. Tanti di noi hanno comprato un
pò di tutto, ma io mi sono incantata alle spalle del
"Papas"=sacerdote, che scriveva le dediche dietro le icone comprate:
scrittura meravigliosa, veloce e decisa, io non mi sono mai mossa da
lì da tanto ne ero affascinata.
Altre 3 ore di viaggio e si arriva all' Hotel Royal, a 17 Km da
Thessaloniki (Salonicco)
Infelice l'impatto iniziale. Abbiamo mangiato male, col vino che
è arrivato solo alla fine del secondo. Ma forse è stata
solo la stanchezza del lungo viaggio che ci ha resi così
delicatini!