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Brandy |
Lilly |
Testo di Sergio Conte
Arrangiamento grafico di Luisa Hell
Scelta colore occhi dei cani di Canon Power Shot S20
Così come è noto in tutto il mondo che a
Natale si mangi il panettone, Pino ha stabilito che un po’ di CAI a S.
Stefano vada in gita a Brusago, sull’altopiano di Pine’. Per tener fede
alla ormai collaudata tradizione ci troviamo in 16 + 2 (il fiero Brandy
e la scodinzolante Lilly).
E’ dei nostri anche Giuseppina, reduce da un lungo
periodo di ferie trascorse in Africa. Lasciate le macchine nei pressi del
lago di Serraia, a Baselga di Piné,
proseguiamo sul sentiero del lungolago in direzione di Rizzolaga. Poco
più sopra si arriva alla diga del Lago di Piazze,
che fa da serbatoio al suo fratello maggiore. Il tragitto non presenta
difficoltà, se non per un breve tratto, quando lasciamo la strada
asfaltata, per inerpicarci in direzione di Bedollo. Sostiamo per un po’
nei pressi di una fabbrica di ferri di cavallo, il tempo necessario affinché
qualcuno di noi ne possa fare buona scorta, propiziandosi così il
2003 che già bussa impaziente alla porta.
Sandra e Sergio nel frattempo sono costantemente impegnati
nel tenere a bada il Brandy che, animato come sempre da spirito ribelle,
mal sopporta la disciplina del branco. Un minimo rumore, un impercettibile
odore di selvaggina, un lontano abbaiare di cani gli sono sufficienti per
rizzare le orecchie e, se non a stento trattenuto, partire deciso all’attacco
della preda. Lilly invece, obbedientissima, sembra l’ombra di Adriana,
che non abbandona un istante.
Strada facendo ci imbattiamo in un rustico presepio adagiato
in una nicchia di ciocchi di pino odorosi di resina
.
Il tempo non ci è amico, non fa freddo, ma inizia pian piano a piovere,
al punto da costringerci al riparo, chi alzando il cappuccio della giacca
a vento, chi aprendo l’ombrello prontamente estratto dallo zaino. Chi,
poverina, non può ripararsi a dovere è Lilly, malgrado disponesse
di un amor di cappottino modello Patchwork, che malelingue dicono debba
rimanere in naftalina. Di tanto in tanto ci imbattiamo in sparute borgate
(Rizzolaga, Le Piazze, Centrale), ma anche in case isolate, molte delle
quali rispecchiano l’antica vocazione agreste della zona. In una di queste
che confina con la strada, scopriamo un’assicella con tanti piccoli listelli
inchiodati per traverso, che da terra raggiunge il davanzale di una finestra,
terminando a ridosso di un’angusta apertura nel vetro. E’ la scaletta che
ruspanti galline salgono per andare a depositare le uova (queste sì)
fresche di giornata.
Ve lo immaginate che "scoop" sarebbe per la nostra fotoreporter
Luisa, riprendere le galline coccodè impegnate a salire in fila
indiana la scaletta? Invece niente da fare, perchè di ruspanti gallinacei
neppure l'ombra, per cui a Luisa non rimane che raggruppare ed immortalare
tutte le …pollastrelle del nostro gruppo, nonchè i Galletti bolzanini
e qualche altro gallo.....
Verso mezzogiorno, in perfetta media oraria intravediamo
in lontananza Brusago,
la meta della nostra camminata post-natalizia. L’ultimo pezzo di strada
è in netta discesa, il che ci preoccupa un po’ visto che al ritorno
la dovremo percorrere all’insù e a stomaco pieno. A mezzogiorno
e mezzo, puntuali come cronometristi, varchiamo la soglia dell’albergo
Brusago, dove Pino aveva prenotato il pranzo. I due mancanti all'appello
sono Luisa ed Adriano, che si erano attardati nell'ultimo pezzo di strada
e... chissà perchè... sbagliano casualmente locale! Lo chef
ci fa accomodare al nostro tavolo, ed inizia subito con delle tartine farcite
di riso, e poi con una serie di primi piatti uno più buono dell’altro.
L’appetito, ben stuzzicato dalle due ore abbondanti di camminata, ci fa
apprezzare ogni portata dell’abbondante menù. Particolarmente apprezzato
da Sandra e da Adriano il dolce meringato,
o meglio, costretto da Sandra, anche Adriano se l'è dovuto ingiare.
Una generoso ammazza-caffè a base di grappa di mugo conclude degnamente
un pranzo che ha soddisfatto tutti. Un’ottima occasione per brindare all’anno
nuovo che sta per arrivare. Gina è riuscita a stupire tutti presentandoci
delle fotocopie con insensati numeri e lettere da un lato, ma che lette
dal retro in controluce producevano chiarissime frasi piccantine e maliziose!
(al
clic non aspettatevi le frasi)
Verso le tre del pomeriggio, Pino chiama tutti a raccolta per iniziare in tempo il percorso di ritorno, onde evitare di farci sorprendere dal buio. Cosa che invece avviene regolarmente, e ben per noi che il nostro previdente capo-gita sfodera una potente pila che fendendo le tenebre ci illumina il sentiero facendoci evitare tutti gli ostacoli del terreno (sassi, sassetti, gradini, foglie ecc.). Visto l'andazzo delle ultime gite conclusesi sempre al buio, sarà bene inserire nello zaino, se non delle pile, almeno delle torce . A notte fonda arriviamo finalmente alle nostre macchine e rientriamo a Bolzano pienamente soddisfatti di come abbiamo trascorso S. Stefano 2002.