SU E GIU’ PER LE SCALERE [S]
Testo di Sergio Conte
Arrangiamento grafico di Luisa Hell
 
 
 Per domenica 15 dicembre il buon Willy estrae dal suo cappello a cilindro un’escursione a Scaleres, paesello sopra Varna che gli ricorda trascorsi fanciulleschi.

   Con partenza dal piazzale funivia del colle (proprio sotto i tabelloni), Varna viene raggiunto in una mezz’oretta di macchina, dopodiché, zaini in spalla (meno che per uno) ed inizia la camminata. Il tempo è coperto, si respira aria di neve e infatti per un tratto di strada un leggerissimo nevischio solleticherà i nostri visi, ricordandoci che il Natale è alle porte. Dopo aver sorpassato un ameno parco giochi, sicuramente meta di estivi divertimenti infantili, imbocchiamo decisamente la valle. Il sentiero che si snoda a fianco di uno spumeggiante torrentello è comodo, non difficile, e si può camminare in scioltezza chiacchierando del più e del meno. Nulla a che vedere con il calvario della scorsa settimana. Chiacchierando del più e del meno, qualcuno mi fa presente che sono l’unico a non portare lo zaino, ed io a rispondere che il mio zaino virtuale lo porto sul davanti a mo’ di marsupio, e pesa molto di più! Sandra sbocconcellando avidamente un panino, mi invita a scrutare di tanto in tanto in alto, che quando apparirà una chiesetta con il campanile aguzzo, quella sarà la nostra meta. 
Dopo un paio d’ore ci prendiamo una sosta per ristorarci un po’. Al bar, in attesa del “bianchetto”,  Luisa estrae la sua macchinetta per fare qualche foto: di fronte a lei Renato, Sandra e Pino si stringono a fare gruppetto. “Click” e la prima foto è fatta. Pino la esamina nel display, ma non è soddisfatto del risultato: da rifare perché mancano 2 cm di  gomito.   “Click” ed ecco pronta la foto nr.2. Pino la riesamina: stavolta il gomito c’è tutto ma la maglia bianca di Renato era troppo bianca e rifletteva troppo. Tutto da rifare. “Click” per il terzo tentativo con Renato che si è tolto la maglia bianca. Tutto bene, senonchè (si può dire Sandra! Parola di vocabolario) adesso le facce sono troppo scure  perché dalla finestra entra troppa luce riflessa: bisogna spostarsi tutti più a destra. Alla foto nr. 324  anche l’illimitata pazienza di Luisa si esaurisce, così come le batterie della sua macchinetta!!!   Stiamo per uscire dal bar, quando appesa al muro noto una bellissima foto panoramica con una verdissima pineta  che si affaccia sulle rive di un caratteristico laghetto alpino dalle acque molto scure. Chiedo alla padrona di che lago si tratti e per tutta risposta mi domanda se i bianchi li ho bevuti tutti io, perchè di laghi da queste parti neppure l’ombra. Proprio io che sono astemio e che ho bevuto solo una spremuta di carota!

   Dopo la sosta ristoratrice si riprende il cammino, affrontando di brutto un ripidissimo sentiero tra i prati che ci fa guadagnare rapidamente quota. Timidamente faccio presente che poco più in là saliva una comoda strada asfaltata…l’occhiata di Sandra mi fulmina all’istante. “Proprio tu ti lamenti che oltretutto sei senza zaino” è la sua sferzante risposta. Oltrepassato il prato si prosegue senza ulteriori tratti taglia-gambe; il sentiero che percorriamo ora è tutto nel bosco. Ad un tratto, come d'incantesimo, ci imbattiamo in uno di quei vecchi mulini che sembra uscito da una fiaba dei fratelli Grimm. Ci fermiamo un attimo per ammirarlo.  Io, curioso come il solito, vorrei andarci dentro per visitarlo, ma lo trovo chiuso e la chiave non è nemmeno sopra la porta, dove avrei giurato di trovarla. Così non mi rimane che curiosare all'esterno, tentando inutilmente di smuovere la grande ruota (solo più tardi a mente fredda mi renderò conto che il senso di rotazione era all'incontrario). Ma adesso il problema è di trovare un posto per mangiare, e la spia per andare a colpo sicuro è del fumo che esce dal comignolo, sintomo di fornelli accesi. Ne scorgo uno molto, molto in alto, e spero che non sia proprio quello che dobbiamo raggiungere. Purtroppo è così perché tutti i tentativi a quote più basse falliscono miseramente. La padrona del locale ci accoglie ben volentieri, anche se, anziché nella stube tutta occupata, è costretta a sistemarci in una saletta piuttosto fredda, ma che pian piano si scalderà grazie ad un termosifone elettrico prontamente acceso.  Memore della barista che non aveva soddisfatto la mia curiosità circa il laghetto alpino dalle acque scure, prima che arrivi il vino in tavola a giustificare rispostacce, rifaccio la stessa domanda alla padrona, anche stavolta senza risultato. La risposta per tagliar corto me la dà Pino: altro non può essere che il lago scuro, visto che le acque sono scure! Il vino e il termosifone stemperano piano piano l’ambiente, al punto che qualche giacca a vento viene tolta, cosa che Sandra mi invita a fare anche con la mia. Però io per il momento preferisco tenerla perché sono ancora un po’ sudato. Ordiniamo velocemente da mangiare perché l’appetito non manca e ben per noi che i piatti arrivano in quattro e quattr’otto. Chi mangia l’arrosto, chi gli Schlutzkrapfen, chi come Sandra preferisce il classico “Spiegeleier” (uova allo specchio). Si mangia, si ride e si scherza in un' atmosfera di grande allegria. C’è anche lo spazio per interventi di pronto massaggio da parte del nostro fisioterapico Pino, uno dei pochi uomini che può slacciare reggiseni senza beccarsi schiaffoni!  Sandra ogni tanto mi apostrofa con taglienti occhiate ordinandomi perentoriamente di togliere la giacca a vento. Ma perché mai me la dovrei togliere? In fin dei conti basta rimboccarsi le maniche, se proprio proprio dà fastidio. Ben presto però, dovendo fare i conti con i corti pomeriggi invernali arriva il momento di riprendere il cammino. Salutiamo quindi la signora, ringraziandola per l’ospitalità e soprattutto per le prelibate patate con le quali ha guarnito le sue pietanze!

Iniziamo il ritorno alla base con una temperatura che si è fatta un tantino più fredda, e che mi induce ad accontentare la Sandra che a tutti i costi mi voleva senza giacca. Con la necessità di dover far presto per non farci cogliere dal buio tagliamo prati e boschi con discese rompi-collo, che per me sono autentiche rasoiate ai quadricipiti. Ma ormai questo è il mio destino: se non soffro in salita regola vuole che debba soffrire in discesa, altrimenti che soddisfazione ci sarebbe? Per fortuna che alla fine un caldo Glühwein (vino glutinato) mette tutto a posto.
 

Alla prossima, che se non vado errato è per Santo Stefano a Brusago in alta Val Pusteria (vero Pino?), sperando che Gesù Bambino mi porti di tutto ma non quegli autentici strumenti di tortura che si chiamano ciaspole e che qualcuno vuole a tutti i costi mettermi ai piedi.
Buon Natale a tutti!
Sergio

P.S.: Oggi, 23 dicembre alle ore 18 Pino mi ha detto che in effetti in quelle zone di laghetti ce ne sono addirittura due!!!

in montagna